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9 Ott 2026, Ven

SAGIO PRIMAVERA ESTATE 2027, “REMIX: XVIII REBORN”: L’IDENTITÀ COME METAMORFOSI

Tra riflessi, trasparenze e silhouette in trasformazione, Alexander Sagio esplora il modo in cui impariamo a riconoscerci mentre cambiamo

Guardarsi attraverso uno specchio che non restituisce mai la stessa immagine

Per la Primavera Estate 2027, SAGIO torna a interrogarsi sul tema dell’identità, ma questa volta cambia prospettiva. Dopo aver esplorato nella stagione precedente le diverse personalità che convivono dentro ognuno di noi, “REMIX: XVIII REBORN” parte da una domanda più intima: come vediamo noi stessi?

La risposta non arriva attraverso un’immagine definita una volta per tutte, ma attraverso una riflessione sulla trasformazione. L’identità, nella visione di Alexander Sagio, è qualcosa che cambia continuamente, influenzata dalla luce, dal movimento, dalla distanza e dal modo in cui scegliamo di mostrarci.

Vestirsi diventa quindi un gesto di consapevolezza. Significa decidere cosa esporre, cosa proteggere e cosa trasformare, lasciando emergere ogni volta una versione diversa di sé.

L’acqua come metafora dell’identità

A tradurre questo concetto in una dimensione visiva è l’acqua.

La sua superficie può restituire un’immagine precisa, quasi perfetta, ma basta un movimento per deformarla, frammentarla e ricomporla in una nuova forma. Eppure, nonostante il cambiamento continuo, l’acqua non perde mai la propria natura.

È proprio da questa contrapposizione che nasce uno dei principi fondamentali della collezione: struttura e fluidità, definizione e dissoluzione, immobilità e movimento convivono senza annullarsi.

La moda diventa così uno spazio in cui le contraddizioni non devono necessariamente essere risolte. Possono coesistere, trasformarsi e diventare parte della stessa identità.

Maria Antonietta e Veruschka, due forme della trasformazione

La collezione trova due figure simboliche in Maria Antonietta e Veruschka, protagoniste di due modalità opposte di costruire e trasformare la propria immagine.

Maria Antonietta rappresenta l’identità come costruzione. Costantemente sottoposta allo sguardo pubblico, ha utilizzato l’abito, la silhouette e la rappresentazione personale come strumenti attraverso cui definire la propria immagine. La moda diventa così espressione di potere, ma anche uno spazio fragile, condizionato dal giudizio esterno.

Veruschka incarna invece la possibilità di superare una forma precisa. Attraverso il camuffamento, il body painting e la trasformazione fotografica, la sua identità si è spinta oltre i confini del corpo, assumendo ogni volta sembianze differenti: donna, animale, paesaggio, scultura.

Due percorsi apparentemente opposti che nella collezione diventano complementari. Da una parte l’identità costruita attraverso la rappresentazione, dall’altra l’identità trasformata attraverso la metamorfosi.

Silhouette tra costruzione e dissoluzione

Questa tensione si traduce direttamente nella materia e nelle forme.

Le silhouette più definite incontrano drappeggi, intrecci e volumi scultorei che seguono il movimento del corpo. Le costruzioni nette vengono interrotte da elementi fluidi, mentre superfici riflettenti e materiali traslucidi reagiscono alla luce modificando continuamente la percezione dell’abito.

Anche le proporzioni giocano un ruolo fondamentale. Sovrapposizioni e angolazioni possono rendere la silhouette più precisa oppure dissolverla, facendo emergere il corpo tra pieghe, trasparenze e riflessi.

Il risultato è una collezione che non propone una sola immagine della donna, ma una successione di possibilità.

La libertà di non ripetere

Al centro della ricerca di Alexander Sagio c’è anche una riflessione sul ritmo contemporaneo della moda e sulla pressione a produrre continuamente qualcosa di nuovo.

In un sistema che tende a riproporre immagini già riconoscibili, il designer individua nella libertà creativa una responsabilità: non limitarsi a replicare ciò che esiste, ma cercare una dimensione personale e autentica.

La moda, in questa prospettiva, non dovrebbe essere soltanto una risposta a ciò che è già stato visto. Può diventare uno spazio per esprimere un sentimento, un’intuizione, una visione che non abbia bisogno di appartenere a un’immagine già conosciuta.

La rinascita come riconoscimento

“REMIX: XVIII REBORN” interpreta la rinascita non come una cancellazione del passato, ma come un processo di riconoscimento.

Le diverse versioni di noi stessi, quelle più forti e quelle più vulnerabili, quelle disciplinate e quelle emotive, quelle discrete e quelle espressive, non sono necessariamente identità in conflitto. Possono essere frammenti della stessa persona, destinati a emergere in momenti differenti.

La Primavera Estate 2027 di SAGIO racconta proprio questo passaggio: imparare a riconoscersi anche quando l’immagine davanti allo specchio cambia.

Perché l’identità non è una forma da conservare immutata. È un movimento continuo, una superficie che si modifica con la luce, con il tempo e con lo sguardo.

Riconoscersi, allora, non significa ritrovare sempre la stessa immagine. Significa riuscire a riconoscere ciò che è autentico anche mentre tutto il resto continua a cambiare.

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Da Nicole Zampedri

Passionate about fashion and fashion styling, always looking for new inspirations and trends. A lover of music and with a strong interest in social media, I combine creativity and strategy to tell stories that leave their mark.