Sciapò

L’eleganza ai tempi della crisi

Premessa indispensabile: i tacchi alti fanno impazzire anche me, ma per ovvie (spero) ragioni non li indosso.

Tacchi alti nel 700Partiamo da un fatto storico: le scarpe col rialzo, zeppa, tacco, platform che sia, nascono in Europa intorno al diciassettesimo secolo, giorno più giorno meno.

Un altro fatto certo è che erano indossate sia dalle donne che dagli uomini, antesignani di Elton John e David Bowie, ma con la seduzione non avevano niente da spartire, erano, semmai una questione di potere: sono più alto, ergo sono più importante di te. Considerando che all’epoca il potere era più che altro un gioco fra maschietti, le scarpe alte erano un accessorio per regine e cortigiane, simpatici optional per il Re e i nobili.

Niente di nuovo si segnala fino all’Ottocento, secolo dove la moda femminile comincia a diffondersi nella middle class borghese e compaiono i primi tacchetti bassissimi da suffragetta o giù di lì, niente  di particolarmente sexy, quanto piuttosto moda confort.

A questo punto è necessaria un’altra premessa: la scarpa è, fin dal suo nascere un simbolo di sessualità femminile, parliamo proprio di erotismo, come testimonia la scarpetta di Cenerentola, una metafora abbastanza esplicita dell’amplesso. Quindi scarpe e sesso sono legati da un filo rosso che si evidenzierà sempre più chiaramente col definirsi della sessualità femminile.

tacchi-alti-anni 70Il motivo per cui dobbiamo aspettare il novecento per vedere i tacchi alti sta tutto nel ruolo del femminile e nell’autocoscienza delle donne. Le donne nel secolo contemporaneo parlano di uguaglianza, quindi evidentemente, accantonano i tacchi alti (che, comunque, a certi livelli non hanno mai neanche visto) e cercano di vestirsi come gli uomini. La cultura maschile dell’epoca, come reazione, tende a idealizzare la donna col tacco come donna sexy e iper femminile, mentre la “buona sposa”, evidentemente ha altre caratteristiche. E’ evidente che la donna, quando doveva sfoderare le sue doti di ammaliatrice, doveva cimentarsi sui trampoli, impresa non semplicissima che, comunque, ne limitava i movimenti e richiedeva un savoir faire non proprio di facile apprendimento. Quindi prendiamo nota che, a questo punto della storia, il tacco è una imposizione maschile, un frutto della cultura dell’epoca.

Pigiamo fast forward e siamo al 68: le donne ripudiano tutto questo sistema, smascherano il giochetto e rinnegano la seduzione tout court e quindi, a maggior ragione, i tacchi a spillo.

tacchi altiMa tutte le rivoluzioni si cannibalizzano e, per fortuna, i tempi cambiano: siamo ormai agli anni 80, fra ciuffi, spalline e lustrini, Studio 54 e Tony Manero, trionfa il tacco alto, ultimate weapon della seduzione femminile. Nel grande minestrone di quel decennio le ragazze hanno semplicemente smascherato il meccanismo e lo hanno usato a loro vantaggio, cioè: “so che ai maschietti piace tanto la donna sui trampoli allora guardami, sarò la tua padrona…”

A questo punto mi rimane un dubbio: gli uomini sono riusciti a far interiorizzare alle ragazze uno strumento di “oppressione” come le scarpe col tacco fino a far loro credere di condurre il gioco o sono le ragazze a far credere di essere le vittime quando (vedi Sex And The city) in realtà la partita è tutta in mano loro?

Per favore, datemi una risposta…

 

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About Author

Nato nel 61 in una décolleté, cresciuto spettinato in mezzo alle scarpe. Consulente e Product Manager, aspirante giardiniere.

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