Presentato fuori concorso alla 72^ mostra internazionale d’arte cinematografica a Venezia il 4 settembre 2015, e uscito nelle sale italiane l’8 ottobre, Black Mass, è la trasposizione filmica della storia di James “Whitey” Bulger, uno dei criminali più ricercati dall’FBI.

Black Mass- L’ultimo gangster, regia di Scott Cooper è tratto dall’omonimo libro, scritto nel 2001 da Dick Lehr e Gerard O’Neill, “Black Mass: The True Story of an Unholy Alliance Between the FBI and the Irish Mob”. La storia vera di uno dei criminali più ricercati degli ultimi 20 anni, James Bulger. Venne catturato nel 2011 assieme alla compagna Catherine E. Greig, dopo 15 anni di latitanza. Boss della Winter Hill Gang, fu l’uomo più temuto di Boston negli anni 70-80, furbo e spietato, strinse un alleanza durata anni, con l’FBI, intenta a catturare la famiglia italiana degli Angiulo, storici nemici di Bulger, alleanza grazie alla quale riuscì ad ottenere il controllo della città.

Black Mass- L'ultimo gangster

Black mass- L’ultimo Gangster. Sangue e violenza, la chiave di ogni vicenda

Un film immerso in uno scenario grigio e crudo. Sangue e violenza sono la chiave di ogni vicenda. Nulla di ciò che viene raccontato lascia spazio alla speranza e all’amore. L’interpretazione di Johnny Depp, nei panni di James Bulger, appare quasi priva di ogni attaccamento al personaggio. Questa rigidità che, nelle sue trascorse interpretazioni non viene percepita, rende tutto pesante e poco naturale, e non solo per il suo sguardo gelido. Dopotutto per Johnny è sempre un continuo giocare con i propri ruoli spesso e volentieri fantasiosi ed originali. Ma con James Bulger non è un personaggio Burtoniano, ne uno parodistico al pari di Mortdecai, rivelatosi l’ennesimo flop per Depp. Stavolta è diverso. James Bulger è un personaggio diverso da quelli precedenti: l’attore si ritrova schierato dalla parte del cattivo. Non più il poliziotto ma il delinquente. Non c’è spazio per il vero Johnny Depp e questa mancanza si sente dall’inizio alla fine.

Johnny-Depp

Black Mass- L’ultimo gangster si presenta con una trama di stampo biografico, una storia vera e documentata con personaggi realmente esistiti. Un punto di forza questo, per un film privo di emozioni realmente forti. La violenza diventa così ripetuta che cede il posto all’assuefazione. Dopo 10 minuti di film, una pistola puntata alla tempia non stupisce più, o quasi la vittima diventa, per lo spettatore, il nemico da eliminare.

E’ un film in cui vige la legge del più forte, che in questo caso è Whitey. E’ un uomo legato ai valori familiari, tormentato dalla morte prematura del figlio, al seguito della quale, nel suo cuore, prende piede la spietatezza e la crudeltà, che va di pari passo con l’estrema pacatezza con la quale Bulger compie gli omicidi. Un patto con il diavolo dunque, l’umanità per il potere.

E che dire di colui che permetterà l’ascesa di Bulger al podio dei Boss, Jhon Connolly. Agente dell’FBI e amico d’infanzia di Whitey, si sente in debito con lui sin da bambino, a tal punto da chiedergli un’alleanza, e diventando in seguito anche suo complice. Un rapporto di fiducia che si trasforma quasi in un istinto ad elogiare la figura del criminale.

Connolly

Il regista ha voluto ben delineare i valori insiti in una comunità come quella di South Boston, la lealtà verso gli amici, la famiglia e il rispetto per gli innocenti. Si denota chiaramente una documentazione certosina per un racconto che si presenta particolarmente curato e veritiero, con un finale né lieto né austero.

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Studentessa di comunicazione, ho una grande passione per il Cinema e le Serie Tv. Canto sin da quando ero bambina e questo ha fatto della Musica il punto cardine della mia vita.

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