The Hateful Eight recensione del nuovo film di Quentin Tarantino: dalla regia alla colonna sonora proviamo a spiegare l’ottavo capolavoro del regista statunitense.

The Hateful Eight recensione dell’ottavo capolavoro di Tarantino, l’ottava perla di una splendida collana. Per la seconda volta (consecutiva tra l’altro) Quentin Tarantino si cimenta con il genere western, estrapolandolo dalla sua tipica location e consegnando così la ferocia degli spari ad un panorama freddo e nevoso; il regista abbandona anche la tipica tematica di rivalsa e lotta al potere del genere. Proviamo a sbizzarrirci nell’analisi di un film apprezzato in tutto il globo, capace di realizzare più di 131 milioni di incassi.
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The Hateful Eight recensione | Trama

Siamo nel Wyoming poco dopo il 1865 (si è da qualche anno conclusa la guerra di secessione americana) e una carrozza viaggia verso Red Rock, trasportando un cacciatore di teste ed una prigioniera. Durante il cammino la carrozza è costretta a fermarsi per offrire ausilio a due uomini presi alla sprovvista dalla tempesta di neve: la potenza di questa tempesta è tale da costringere i passeggeri a fermarsi in un emporio lungo il tragitto. Ci sono 5 uomini ad attenderli nella locanda, ognuno lì per un motivo diverso (almeno apparentemente); l’incontro di queste personalità porta ad un susseguirsi di eventi di una dinamica e di un pathos tutti da gustare. Dal momento che il mero racconto del resto della trama, rovinerebbe tutto ciò che il regista è stato in grado di creare, cercherò di spoilerare il meno possibile.
Il film gioca molto sulle attese, sulle aspettative non realizzate e sui colpi di scena. A differenza del precedente Django Unchained in cui la trama risulta abbastanza lineare e prevedibile, qui i colpi di scena si susseguono e permettono allo spettatore di entrare all’interno del film come parte attiva. Tarantino divide il film in capitoli (6 per l’esattezza) costruendo tutta la trama come fosse un thriller investigativo più che un western: i primi tre capitoli presentano i personaggi, lasciando volontariamente però che la descrizione dei singoli resti nebulosa e criptica mettendo così lo spettatore sull’attenti; il quarto capitolo risulta probabilmente il più riuscito dal punto di vista della costruzione della suspense: come nelle migliori serie televisive Tarantino distoglie volontariamente l’attenzione dall’argomento principale per poi riproporlo prepotentemente alla fine con un cliffangher che troverà la sua risoluzione solo nel capitolo seguente; il quinto capitolo come detto è quello della spiegazione dell’accaduto; al sesto è invece affidata la conclusione della storia.
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Se non si può assolutamente discutere la costruzione della trama, ciò che lascia un po’ desiderare è il finale, che raffredda molto l’atmosfera, la stessa che poco prima aveva assistito a sparatorie roccambolesche e morti sanguinose.

The Hateful Eight recensione | Cast e regia

Il cast è di quelli stellari: Samuel L. Jackson, Kurt Russell, Jennifer Jason Leigh, Walton Goggins, Demián Bichir, Tim Roth, Michael Madsen, Bruce Dern, James Parks e Channing Tatum. Tutti splendidi interpreti perfettamente calzanti nel ruolo; spicca particolarmente la figura di Sam L. Jackson, colui che apre e chiude la pellicola, l’unico lì per puro caso senza alcun interesse nei confronti della prigioniera, che diventa risolutore e protagonista dell’intera vicenda.
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Giganteggia su tutte la figura di Quentin Tarantino, capace di realizzare l’ennesima pellicola di successo, reinventando il genere western estrapolandolo dal suo contesto riuscendo comunque a metterne in risalto i punti di forza. Come al solito il film contiene una quantità infinita di citazioni a se stesso, lasciando così agli appassionati dei suoi lavori di giocare con lui e sentirsi sempre più parte integrante della pellicola. Riesce in questo film a creare un’interazione tra spettacolo e spettatore particolare, giocata sulle supposizioni, sulle aspettative e sui colpi di scena. La pellicola dura 167 minuti, voi ve ne siete accorti?

The Hateful Eight recensione | Colonna sonora

Merita un cenno finale e una particolare considerazione Ennio Morricone. Il compositore torna a comporre la colonna sonora di un film western dopo 35 anni, realizzando un capolavoro assoluto che diventa l’ennesimo protagonista del film. La colonna sonora ha già ricevuto un Golden Globe e un BAFTA (British Accademy of Film and Television Awards), nell’attesa di portare a casa il tanto ambito premio Oscar.

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Studente di comunicazione e aspirante giornalista. Scrive con passione nella speranza di realizzare il suo sogno: diventare un importante cronista sportivo

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