Dopo 14 anni dal film The Others ritroviamo il regista Alejandro Amenabar tentare un ritorno all’horror/thriller col risultato di compiere un viaggio analogo in cui alla fine del film, proprio come il suo capolavoro, si scopre che nulla è come sembra.

Dopo il film The Others con Nicole Kidman, uscito nel 2001, Amenabar tenta nuovamente un horror thriller con grandi risultati. Il lato più apprezzato di tutto il film è il fatto che, proprio come in The Others, il film alla fine subisce un capovolgimento totale, diventando così quasi una firma dello stesso regista, che non ti fa mai star tranquillo perché niente è come sembra.

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Recensione Regression, accenno alla trama.

Il film è ambientato in Minnesota, nel 1990. Il detective Bruce Kenner (Ethan Hawke), classico uomo deciso e tosto, dedito al lavoro, indaga sul caso di Angela (Emma Watson), ragazzina diciassettenne che accusa il padre, John Gray (David Dencik), di aver abusato di lei. Quest’ultimo, non ha memoria dell’accaduto, ma stranamente ammette la sua colpa anche se non ricorda come ha compiuto il reato in questione, è a questo punto che il detective Kenner si avvale dell’aiuto di uno psicologo, Raines (David Thewlis), col quale cercherà di far ricordare al signor Gray quello che la sua memoria gli ha nascosto, ma così daranno il via alla scoperta di un mistero inquietante.

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Recensione Regression, un titolo una storia, tutto si basa su questa tecnica.

Il titolo Regression si riferisce ad una tecnica che usano gli psicologi chiamata regressione, che consiste nel far tornare in mente un avvenimento passato sotto ipnosi, per capire cosa è successo e cosa non si riesce a ricordare. Infatti il film è totalmente incentrato su questa tecnica, che porta John Gray, la madre di quest’ultimo, e il fratello di Angela, a ricordare cose che il proprio subconscio aveva nascosto accuratamente. In questo modo i protagonisti sconfineranno in una vicenda che prende spunto dalla realtà, di cui in America, negli stessi anni in cui è ambientato il film si è assistito ad innumerevoli casi, ovvero quella delle sette sataniche, a tutto questo versante che può sconfinare nel demoniaco e nell’esoterico si aggiunge una venatura di thriller psicologico, che sarà per l’appunto il punto cardine di tutta la storia.

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Recensione Regression, un thriller psicologico.

Il film ti trascina perennemente in una situazione di tensione che sconfina solo in due momenti precisi del film, l’irruzione a casa del detective Kenner e la scena in cui la nonna di Angela sente le voci, su un versante puramente horror, che fa credere che il film stia sfociando in una storia di possessioni, anche se non sarà poi questo il caso. Anche se c’è da dire che l’interesse durante il film va a scemare pian piano fino a portarti ad indovinare come va a finire, cosa che in The Others non è successo.

Recensione Regression, Ethan Hawke si cala nella parte mentre Emma Watson delude le aspettative.

Per quanto riguarda le interpretazione c’è da fare un applauso a quella di Ethan Hawke, che ha praticamente interpretato una storia avvincente e inquietante tutto da solo, molte sono state le scene in cui l’attore ha dovuto recitare momenti di incubi e di viaggi nell’inconscio. Altrettanto encomiabile è la performance di David Thewlis, così profondamente psicologica che verso la fine del film la sua tranquillità e i suoi piedi per terra sullo sfondo delle scene più terrificanti portano a pensare che lui c’entri qualcosa con tutta la storia delle sette sataniche. Eppure c’è stata un interpretazione che non ha reso per niente, quella di Emma Watson, che non ostante abbia avuto il ruolo più intrigante e strategico non è riuscita ad essere convincente nemmeno nelle scene finali, le più intense e ricche di pathos per il suo personaggio.

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Recensione Regression, un risultato semi riuscito semi no, dipende dai punti di vista.

Amenabar dunque, con un film che cerca di fare una critica sociale soprattutto sul potere dei media e della psicologia, non riesce completamente a centrare l’aspetto di un horror che sfocia nel thriller psicologico, risultando un horror poco convincente, ma tutto cambia se si vuole invertire il genere del film, ovvero in un thriller psicologico che sfocia nell’horror, infatti se la si vede sotto questo punto di vista, il risultato è ottimo, anche se con un finale lievemente prevedibile, ma che comunque non tradisce la tattica del “nulla è come sembra“.

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Sono una studentessa di Arti design e spettacolo. Amo l'arte e mi piace molto scrivere, ma soprattutto sono un appassionata di fotografia.

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