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Racconti per tablet è una sezione per la quale collaborano diversi autori che propongono racconti dai più svariati stili: dalla fantascienza, al thriller, all’avventura.

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Eliana osservava Roberto che amorevolmente vegliava la moglie, mentre sentiva le lacrime scenderle sulle guance. La felicità di qualche ora prima, quando era convinta di aver trovato finalmente un po’ di pace e un uomo che l’amasse incondizionatamente, era svanita velocemente.

Vederlo accarezzare i lunghi capelli biondi della donna, le faceva male, si sentiva crudele in quell’istante, perché invece di essere felice per Sara che era uscita viva dall’incubo dei lager, si sentiva sola per l’ostacolo che lei rappresentava nel suo rapporto con Roberto.
Non riuscendo più a sopportare quella scena si spostò nella sua stanza, dove si diede da fare a sistemare il letto, ancora in disordine e mentre lo faceva nella sua mente ripercorreva i momenti intimi che lei e Roberto avevano vissuto insieme.
Le lacrime non volevano smettere di scendere, Eliana era triste, consapevole che tutto quello costruito faticosamente insieme all’uomo sarebbe finito.
“Eliana!” fece lui, entrando nella stanza
Lei subito si ripulì il viso e cercando di sorridergli si voltò “Si”
“Io non sapevo che Sara fosse viva!”
“Lo so! Io… lo so, ma… credo sia arrivata l’ora di trovare un posto tutto mio”
Eliana pronunciò la frase guardandolo fisso negli occhi, dispiaciuta per come erano andate le cose. La sua legittima moglie era ritornata e lei non aveva più un ruolo in quella casa e nella sua vita.
“No! Aspetta io non voglio…”
“Roberto non si tratta di quello che vuoi tu o di quello che voglio io” gli disse Eliana interrompendolo “Il ritorno di Sara cambia le cose, ed è giusto che tu e lei abbiate il tempo e la possibilità di vivere la vostra vita insieme, come avevate deciso di fare, scegliendo di diventare marito e moglie”.
Roberto di colpo l’attirò a sé e l’abbracciò. Eliana sentendo il calore del suo corpo non avrebbe voluto staccarsi da lui, ma riprendere ad amarlo come aveva fatto durante la notte appena trascorsa.

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Eliana si stava finendo di sistemare i capelli e, mentre si guardava allo specchio, non poteva fare a meno di pensare a Michele.

“Vorrei stare insieme a te”

Erano passati solo pochi giorni dal suo rientro, ma sapere che non lo avrebbe più rivisto la faceva star male.
Spesso si ritrovava con lo sguardo fisso nel vuoto, rivedendo gli attimi di passione che avevano passato vicino al ruscello.
Si sforzava con tutto il cuore di essere la solita Eliana, soprattutto per Roberto, ma la mancanza di Michele per lei era troppo dolorosa.
“Sei pronta?” le domandò l’uomo mentre l’aspettava nell’altra stanza
“Sì!” rispose la ragazza respingendo la sua tristezza e stampandosi un sorriso sul viso.
I due, usciti di casa, camminavano l’uno accanto all’altro per le strade illuminate, popolate da coppie che si tenevano per mano, quando arrivarono davanti la biglietteria si misero in fila ad aspettare il loro turno.
Eliana guardando la locandina del film “Torna a Sorrento” gli chiese: “E’ un film romantico?”
“A giudicare dalle coppie che aspettano in fila, direi di sì!”
“Speriamo non sia uno di quei film dove per lei finisce male” disse Eliana con tono triste
“Di solito gli amori più tormentati sono quelli che hanno più successo, almeno cinematograficamente”
“Soprattutto nei film dove lui lascia lei, da sola, convinto di farlo per il suo bene!” la frase di Eliana stupì l’uomo che la guardò con aria preoccupata
“Io credevo ti avrebbe fatto bene passare una serata diversa” cominciò col dirle Roberto, guardandola attraverso i suoi occhiali “La mia intenzione è quella di farti dimenticare quello che hai passato, capisco che non è facile, perché è stata dura, ma voglio che… almeno per questa sera, tu possa non pensare a niente” Roberto con le dita si sistemò gli occhiali e mentre facevano un passo alla volta, per raggiungere la biglietteria, la guardava sperando di incrociare il suo sguardo.
Eliana dal canto suo voleva davvero dimenticare ogni cosa, soprattutto non voleva più sentire quel vuoto che aveva nel cuore.

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Michele la prese per mano e la guidò fuori dalla stanza, Eliana era confusa e non aveva ancora ben capito quello che stava succedendo, ma si fidava dell’uomo, quindi lo seguì senza emettere fiato.

“Presto! Dobbiamo scappare!”

 

“Eliana! Piccola svegliati!”
La ragazza aprì lentamente gli occhi e ancora stordita dal sonno guardava Michele chino su di lei che le parlava sottovoce, come a non voler far sentire la loro presenza.
“Che…” cominciò col dire ma Michele, le mise la mano sinistra sulla bocca e l’azzittì, poi con l’indice destro appoggiato selle sue labbra le fece cenno di non parlare.
I loro occhi s’incrociarono e, senza emettere alcun suono, i due si alzarono dall’improvvisato giaciglio su cui avevano passato la notte e si allontanarono con un passo leggero, cercando in tutti modi di non fare rumore.
Michele la prese per mano e la guidò fuori dalla stanza, Eliana era confusa e non aveva ancora ben capito quello che stava succedendo, ma si fidava dell’uomo, quindi lo seguì senza emettere fiato.
All’inizio i loro passi erano cauti e silenziosi, solo quando furono vicino agli alberi Michele, si girò verso di lei e le disse “Corri più veloce che puoi!”
Eliana era consapevole di rallentarlo nella fuga, nonostante lui fosse ferito e dolorante ma, le era grata di non aver lasciato comunque la sua mano.
Continuarono a correre per un bel pezzo fino a quando, privi di fiato, furono costretti ad interrompere la folle corsa intrapresa e ad appoggiarsi ad uno degli alberi per poter riprendere fiato. Anche in quel caso, le loro mani rimasero unite.
“Ma dov’è Dino?” domandò lei guardandolo negli occhi
“E’ andato dalla parte opposta, in modo da confondere le tracce”
“Che facciamo adesso?”
“Ti riporto in paese e poi vado a raggiungere Dino nel punto stabilito”.
Solo in quell’istante nella mente di Eliana comparve Roberto, doveva essere molto preoccupato per lei, con un gesto fulmineo la sua mano lasciò quella di Michele

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Erano passati solo quindici giorni da quando Eliana si era sistemata a casa di Roberto. L’uomo si era talmente abituato a lei che ormai sembravano sposati da una vita, ognuno aveva il suo compito e il suo spazio, quello che non avevano era l’intimità.

NO! E’ un campo minato!

Un contadino, per ringraziarli di avergli salvato la moglie da una forte febbre, aveva regalato loro un altro letto che la ragazza aveva garbatamente sistemato nella piccola stanza cercando di occupare meno spazio possibile.Roberto ogni tanto si soffermava a fissarla affascinato dai suoi modi e dalla sua bellezza e anche adesso, mentre lei si dava da fare per sistemare i piatti usati per fare colazione, la guardava dandosi del codardo, perché non riusciva a dirle di provare dei sentimenti nei suoi confronti.
Eliana dal canto suo cercava di non dare peso a quegli atteggiamenti, perché ormai aveva imparato a conoscerlo, sapeva quanto lui fosse incapace di passare oltre lo sguardo; Roberto era troppo educato e troppo signore per fare qualcosa di inappropriato.
Stavano per recarsi al piccolo studio medico che avevano allestito in una casale diroccato, quando ad un tratto, sentirono un rumore assordante.
“UNA BOMBA!” urlò qualcuno
“NO!” fece Eliana ritirandosi in un angolo buio, mentre le ritornavano in mente i ricordi degli allarmi che suonavano annunciando l’imminente attacco con gli aerei, pronti a sparare su tutto e tutti.
“Eliana per favore calmati!” cercò di tranquillizzarla Roberto, mentre lei si copriva le orecchie con le mani “Ti prego devi riprenderti, forse qualcuno è ferito e ha bisogno di aiuto!” continuò a dirle abbracciandola forte e calorosamente.
Ad un tratto la porta si spalancò e comparve davanti a loro una bambina dai lunghi capelli biondi che li fissava con gli occhi pieni di lacrime.
“Dottore…presto! Mio fratello è ferito” disse alla fine scoppiando a piangere
“Anche tu sei ferita?” le chiese Eliana staccandosi dall’abbraccio dell’uomo e avvicinandosi a lei

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Eliana è un’infermiera in cerca di lavoro, ma, durante l’occupazione nazista, si sa, è difficile trovarne uno. Giovane, bella e coraggiosa, una notte si imbatte in un ufficiale tedesco ferito. Lo soccorre, portandolo immediatamente dal medico del paese, Roberto. Ma perché Michele, partigiano e amico di Eliana, è così geloso del medico?

Facciamola finita! Spara!

“Chi è?” chiese il dottore sentendo bussare alla porta, fuori era buio pesto e lui non aspettava nessuno, quindi non aprì.
“Per favore ho bisogno di aiuto! Mi hanno detto che qui c’è un dottore” rispose una voce di donna mentre continuava a bussare con insistenza.
Il dottore, impaurito, schiuse piano la porta e fece capolino con la testa, ritrovandosi davanti una giovane ragazza che sorreggeva un uomo ricoperto di sangue, probabilmente ferito.
“E’ lei il dottore?” gli domandò la giovane alzando gli occhi verso di lui.
“Sì” rispose l’uomo aprendo completamente la porta, in modo da farla entrare con l’enorme carico che si portava sulle spalle.
La ragazza varcata la soglia appoggiò l’uomo con molto garbo, sul piccolo letto che c’era nella stanza, illuminata solo dalla fievole luce di due candele.
“Che cosa gli è successo?” domandò il dottore, notando la divisa da ufficiale tedesco.
“E’ stato aggredito da un gruppo di uomini che lo hanno ferito con un coltello” mentre parlava la ragazza si avvicinò ad una delle candele e la portò accanto all’ufficiale rivelando la sofferenza procurata da quel taglio profondo

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